Alimentazione sana: più che una scienza, un’arte

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Come perseguire e praticare un’alimentazione sana? Qual è la migliore alimentazione? Qual è il cibo ideale per l’essere umano? Per natura, cosa saremmo predisposti a mangiare? Quale cibo ci nutre davvero in profondità? Quali alimenti invece non ci nutrono, o addirittura ci danneggiano?

Ogni animale, in natura, sa per istinto cosa mangiare, cosa considerare nutrimento. L’animale immerso nella natura non sbaglia, identifica e riconosce il suo sostentamento e si nutre in equilibrio, quando questo è abbondante.

Per noi creature che abbiamo barattato la vita naturale con l’evoluzione, scegliere il cibo più appropriato non è faccenda scontata in alcun modo.

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Per gran parte della mia vita non ho saputo come nutrirmi.

Per gran parte della mia vita, mi sono nutrita senza domandarmi cosa mi facesse sentire bene e cosa no. Per anni, anche quando ho iniziato a essere io la responsabile della mia alimentazione, ho mangiato quello che la famiglia, la società, le abitudini e le tradizioni mi proponevano.  Non immaginavo nemmeno di poter scegliere fuori dai confini del conosciuto, del noto, dell’abituale. Finché, come capita a molti, non ho cominciato a sentirmi a disagio e poi proprio male. Mentre cercavo di comprendere le cause del mio malessere, iniziavo a avvertire con crescente consapevolezza come il mio rapporto con il cibo fosse basato sulle convenzioni, sulle abitudini, sugli stati emotivi, sulle consuetudini sociali. Sentivo che l’atto di nutrirmi aveva a che fare con tutto, tranne che con il mio corpo e i suoi bisogni. Sentivo che non mi ero auto- educata alla nutrizione: avevo ereditato e creato delle abitudini alimentari, senza mai rifletterci. Da quel momento, ha cominciato a farsi strada in me l’idea che invece la mia nutrizione avrebbe potuto basarsi su una scelta consapevole e ponderata, dettata dai miei gusti ma anche dalla conoscenza autentica di ciò che mi faceva stare bene.

Così, circa quindici anni fa, ho iniziato a interessarmi di alimentazione, nutrizione e modelli dietetici. In questi anni, soprattutto negli ultimi 9, ho letto moltissimo, ho studiato e messo in pratica moltissimi programmi di nutrizione, dai più famosi ai più rivoluzionari. Più ricercavo, più materiale trovavo.

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Mai come in tempi recenti e soprattutto oggi, infatti, il dibattito sul cibo, sulla nutrizione, sull’alimentazione salutare, sulle diete e lo stile alimentare ideale è stato così ampio e controverso.

Basta immettere qualche parola chiave – salute – alimentazione – nutrizione sana – dieta ideale – in un motore di ricerca, per ritrovarsi sommersi da studi, testi, opinioni autorevoli, ricerche universitarie, best seller, programmi, blog, canali video.  Mai come oggi si sono avute a disposizione tante informazioni e mai come oggi è stato così difficile orientarsi. Per ogni studio autorevole, se ne trovano centinaia che dichiarano il contrario. Per ogni luminare della nutrizione che giura la sua verità, ve ne sono decine e decine che garantiscono il contrario. Istituzioni della salute forniscono linee guida smentite da studi rivoluzionari ed eccellenti.

L’informazione creata dagli utenti aggiunge materiale alla già vastissima letteratura sul tema: è un tripudio di food blog e blog di nutrizione.  Infinite testimonianze di persone rinate, salvate da un certo tipo di alimentazione riempiono il web. Contraddicendosi, eppure affascinandoci perché sono storie vere e per noi che leggiamo creano un coinvolgimento emotivo decisamente maggiore, rispetto a freddi studi clinici.

Ho speso molte ore della mia vita leggendo libri, studiando ricerche, ascoltando guru e navigando siti.

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Alla fine, circa 5 anni fa,  mi sono ritrovata più colta, ma ancora confusa. Avevo imparato moltissimo, ma ancora non capivo cosa dovessi mangiare. Avevo fatto tesoro di moltissime preziose informazioni, mi ero chiarita molto bene cosa evitare (e cioè cosa fosse unanimemente considerato povero di nutrimento o intossicante), ma ancora non capivo cosa dare da mangiare a me stessa ogni giorno.

Ero frustrata e volevo capire: Tre pasti principali? Meglio 6-7 piccoli pasti? Digiunare a colazione? Fare una colazione da imperatore? Non mangiare prima di andare a dormire? Bere fuori pasto? Dobbiamo mangiare carne per stare bene? Ci danneggia mangiarla? Bisogna evitare i latticini? E’ necessario fare il pieno di proteine animali? Solo una alimentazione vegetale garantisce la salute eterna? Prendere integratori? Eliminare gli zuccheri? Eliminare i grani e i lieviti? Evitare ogni grasso? Fare il pieno di omega3?

Davvero non sapevo come fare ad orientarmi.

Così ho deciso di compiere un gesto rivoluzionario, almeno per me: lasciare per un momento in sospeso il sapere e ascoltare il corpo.

 

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Poiché nei libri, nei convegni, nelle università, nei siti e presso professionisti della nutrizione non riuscivo a trovare una verità ultima, una più luminosa di altre (ogni studio sull’alimentazione è dannatamente convincente), ho deciso di andare a cercarla nell’unico posto dove avrei potuto metterla anche alla prova: nel mio corpo.

E’ iniziato il mio esperimento di ascolto, osservazione, connessione, dialogo con il corpo, con i miei organi. Ho ricominciato da zero, una sorta di svezzamento in età adulta, basato sull’ascolto sottile delle minime reazioni. C’è voluto del tempo e molta attenzione e sincerità, ma sentivo che era necessario che io imparassi a nutrirmi davvero, per la prima volta in vita mia, partendo da me.

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Ho lasciato in disparte preconcetti e desideri, abitudini e opinioni, mode e allarmismi e ho esplorato il mio corpo e le mie reazioni. Potevo farlo in qualunque momento, perché non vi era situazione in cui, anche per pochi attimi, non potessi mettermi in ascolto.

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Naturalmente ho cercato di essere onesta il più possibile: un ascolto profondo di reazioni e conseguenze al cibo ingerito, non certo il dar retta alla voglia di barattolo di gelato all’una di notte.

Certo non è facile distinguere tra i messaggi autentici del corpo e le abitudini, le reazioni automatiche, gli orari impostati, le suggestioni che arrivano dall’esterno, l’esperienza sociale del cibo, ma si può fare.

Ho così iniziato a percepire sensazioni nuove: ho scoperto che qualità ha il messaggio che il mio corpo mi invia quando ha davvero fame, e quale invece è la sfumatura del messaggio di sazietà. Ho imparato a distinguere gli umori e le voglie dalle necessità, le abitudini dai desideri autentici. Ho scoperto che il mio corpo tentava di dirmi da sempre moltissime cose, riguardo a come voleva ricevere nutrimento.

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Ho scoperto soprattutto che nessuna teoria, per quanto valida, può sostituire completamente l’ascolto di sé. Ho scoperto che è vero che non siamo tutti uguali, che, a parte alcune ovvietà innegabili, ognuno ha le proprie esigenze e risponde diversamente agli stimoli alimentari e agli alimenti, ma anche ai momenti della giornata e agli sforzi, agli umori, agli accadimenti emotivi.

Ho scoperto che ci si può e ci si deve far guidare da ottimi esperti, in grado di insegnarci moltissimo, ma il feedback che proviene dal nostro corpo è un elemento essenziale.

Integrare le nozioni più accurate, le teorie all’avanguardia e i consigli di medici e nutrizionisti con l’ascolto del nostro corpo può davvero potenziare i benefici della rieducazione alimentare.

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Perché più che una scienza, la nutrizione è un’arte: ha bisogno di basi scientifiche, ma quando viene personalizzata, calibrata sul singolo individuo, risulta più efficace e perseguibile. Ho incontrato nutrizionisti con una visione olistica dell’essere umano che la pensano in modo simile e che fanno della loro scienza, appunto, un’arte, aggiungendo, alla tavolozza dei colori di base che è l’insieme delle loro conoscenze, colori e sfumature ispirate dalle esigenze della persona che stanno aiutando.

Per quanto riguarda il mio percorso, ho scoperto le combinazioni alimentari più adatte a me. Ho imparato come sostenere al meglio la mia digestione. Ho imparato in quali ore e momenti della giornata il mio corpo preferisce essere nutrito e in quali altri invece risulta solo appesantito se continuo a mangiare. Ho imparato quanto cibo devo realmente consumare ad ogni pasto. Ho imparato a comprendere quando ho fame e sete, quando sono sazia e quando sono stanca.

Ho compreso quali sono i cibi che fanno bene a me. Non ho alcuna pretesa di sostenere che la mia alimentazione sia l’ideale e non intendo etichettarla. Risponde alle mie esigenze: mi fa sentire in forze, vitale, in equilibrio, mi consente di mangiare tutto ciò che desidero senza restrizioni (credo che tranne in casi particolari in cui richiesto da condizioni di salute, nessuno dovrebbe vivere a dieta: ciascuno, trovata la propria personale via alimentare, può vivere mangiando senza restrizioni, a sazietà e con gioia).

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Ho trovato una via nutrizionale che mi sostiene e mi fa prosperare. E’ la mia, ed è in evoluzione. E’ cambiata e cambierà ancora, perché cambierò io lungo il corso della mia vita e cambieranno le mie esigenze.

Sento inoltre che il mio modo di nutrirmi è inscindibile da uno stile di vita, che tiene connessi mente, corpo e anima.

Ascolto il mio corpo e le sue richieste, ascolto le mie esigenze emotive e gli slanci della mia anima.

Ho imparato anche a nutrire il mio corpo di riposo e silenzio, di luce e quiete, di aria fresca e suoni naturali, quando ne ha bisogno. Il corpo non vive di solo cibo e certi elementi  gli sono vitali. Il corpo necessita anche di stimoli tattili ed emozioni sensoriali. Cerco di ascoltarlo sempre. Cerco di dargli ciò che chiede armonizzando le sue richieste con lo stile di vita e le necessità del quotidiano. Non sempre è possibile, ma mi impegno a non dimenticarmi ciò che mi ha comunicato. Mi riprometto, se non subito, di trovare in seguito un momento per darli ciò che chiedeva. Il corpo è fantastico: reagisce molto bene quando lo si ascolta, si dimostra un interlocutore molto empatico e risponde con gioia e vitalità. Ho sperimentato su di me che l’unica vera azione imperdonabile è non ascoltarlo, cioè non ascoltarsi.

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A chi mi chiedesse un consiglio riguardo l’alimentazione, mi sentirei di rispondere: rivolgiti al tuo medico, chiedi aiuto nel tuo cammino di rieducazione alimentare ad un professionista e scegli qualcuno che ti ispiri fiducia, che sia empatico, che si dimostri davvero a tua disposizione e che ti veda nella tua interezza. Studia, cerca, scegli i tuoi guru e i tuoi modelli.

Nel frattempo, compi un gesto rivoluzionario: comincia ad ascoltarti, ad osservarti, a dialogare con il tuo corpo, con i tuoi organi. Ascolta cosa accade al tuo corpo quando mangi. Mettiti in ascolto, affina i sensi interni. Cogli ogni bisbiglio, ogni piccola reazione. Impara a distinguere i segnali, a discriminarli. Impara la lingua che il tuo corpo parla e comunicala ai professionisti che ti seguono: amplia il discorso, metti sul tavolo tutte le informazioni, quelle autorevoli che ti giungono dall’esterno (medico, nutrizionista) e quelle che ti arrivano dall’interno.

Dopo tutto, sei tu e solo tu il destinatario della tua alimentazione.

 

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Foto degli splendidi frutti di bosco realizzate da Francesco Martines.

Foto dei piatti coi mirtilli realizzate da me.

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2 Comments

  1. settembre 18, 2016 / 7:46 pm

    Finalmente un ottimo articolo sul cibo, che non sia pieno di soliti bla bla, ma che arriva dal cuore, dal profondo e invita a rivolgere uno sguardo all’interno per esprimere il proprio gusto e la propria vita.
    Molto apprezzato!!!!! Buono per l’anima.

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